giovedì 26 luglio 2018

Vi piacciono i fulmini?


Vi piacciono i fulmini?
Vi interessa un ebook fotografico/tecnico su come si possono catturare e ammirare la loro magnificenza?
Allora vi invito a visionare


sabato 5 maggio 2018

E-BOOK FOTOGRAFICI: FULMINI E VIRGHE

Buongiorno,
ho il piacere di annunciarvi che sono pronti gli e-book su FULMINI e VIRGHE, i primi due della mia collana di libri fotografici.

Oltre al gran numero di foto tutte adeguatamente spiegate, ci sarà una lunga introduzione tecnica del fenomeno e un'approfondita disquisizione scientifica a riguardo. Ho deciso, infatti, di unire la componente fisica del fenomeno meteorologico e quella artistica della fotografia.
Come già spiegato nel precedente post, i libri sono in formato .pdf, compatibile con TUTTI i lettori elettronici (smarthpone, tablet, PC, e-book reader): una volta cliccato sulla fotografia di vostro interesse, sarete indirizzati (dopo 5 o 6 secondi, attendete per cortesia!) a un link in alto a destra: cliccate su"Continua ora", verrete indirizzati su una pagina dove potrete inserire i Vostri dati Paypal o Carta di Credito (N.B cliccate COMUNQUE su "Procedi su PayPal"). Come dicevo, non essendo ancora un negozio elettronico professionista, non posso accettare (per ora!) altri metodi di pagamento.
Importante: se usate Paypal è preferibile l'acquisto tramite questa piattaforma, in quanto immediato e senza bisogno di inserire dati. Se NON avete un contatto Paypal non è un problema, l'importante che mettiate almeno il nome reale (e possibilmente il cognome, anche se non necessario): solo così potrò sapere, tramite la mia dashboard, se la transazione è andata a buon fine e se avete scaricato correttamente l'e-book.
In particolare, quando si aprirà la schermata dei dati della Carta di Credito compilate il tutto: gli unici dati che posso visualizzare nella mia dashboard sono nome, cognome e indirizzo mail, cui vi verrà spedita una seconda copia dei libri e sarò avvisato dell'avvenuta transazione.
Seguite comunque le indicazioni su schermo, ho eseguito alcune prove e sono tutte andate a buon fine: qualora ci fossero problemi, non esitate a comunicarmelo.


Non mi resta che augurarvi BUONA VISIONE.















giovedì 3 maggio 2018

Novità: EBOOK FOTOGRAFICI.

Buonasera a tutti,
ho il piacere di informarvi che stanno per uscire i miei E-BOOK FOTOGRAFICI!

Avendo la grande passione della fotografia e della meteorologia, l'elevato numero di fotografie in HD sul mio computer mi ha portato a raccontare certi attimi che mi sono rimasti impressi nella mente, un po’ come spiegare un quadro. Ed è così che è nata l'idea di pubblicare libri fotografici in formato elettronico.

Gli argomenti da me trattati saranno:

FULMINI
VIRGHE
STRUTTURE TEMPORALESCHE E NUBI ACCESSORIE
FENOMENI OTTICI (ARCOBALENI, IRIDESCENZE)
TRAMONTI
FENOMENI INVERNALI (NEBBIE, NEVICATE)
RILIEVI MONTUOSI
CIELI VARIOPINTI
ESCURSIONI E PAESAGGI


Per ogni libro sarà presente una spiegazione scientifica del fenomeno considerato e tutte le foto saranno catalogate e illustrate approfonditamente, ognuna delle quali in ottima qualità.
Attualmente sono in corso d'opera i primi due volumi (FULMINI e VIRGHE), disponibili qui a brevissimo.
Il link sarà presente qui sul mio sito e vi indirizzerà a un sito di vendita di infoprodotti (SELLKY): una volta trascorsi 5 secondi, sarete indirizzati ad un link dove potrete acquistare i libri e scaricarli successivamente su tablet, smartphone e PC. Il formato è in .pdf ed è compatibile con TUTTI i dispositivi.
Gli altri volumi saranno disponibili più avanti.
La modalità di acquisto è tramite CARTA DI CREDITO o PAYPAL: purtroppo, non essendo (ancora) venditore professionista, non posso accettare altri metodi.
Vi invito a mettere il vostro nome e cognome reale nel momento dell'acquisto, in quanto solo così posso sapere se la transazione è andata a buon fine.
Vi aspetto a breve, intanto vi metto un'anteprima dei prossimi libri fotografici.

lunedì 16 aprile 2018

ECCO IL VOLTO STABILE E (MOLTO) MITE DELLA PRIMAVERA


La prima metà della primavera 2018 in Pianura Padana è stata indubbiamente caratterizzata da temperature sotto media e da un importante surplus pluviometrico: chi prima chi poi, tutti hanno beneficiato di un continuo flusso perturbato freddo-umido che ha portato anomalie termiche negative un po’ dappertutto al Nord e soprattutto importanti anomalie pluviometriche positive.
Una primavera d’altri tempi insomma, che probabilmente 50 anni fa sarebbe passata abbastanza inosservata (a parte la forte ondata di gelo a cavallo di febbraio e marzo), ma che oggi fa notizia, spesso assai errata allorquando si citano neve sulle Alpi e gelate in pianura a fine marzo come eventi del tutto inusuali. Chiariamo subito che sulle Alpi è NORMALE che nevichi in primavera e -alle quote più alte- anche in estate; semmai è anomalo avere temperature positive sulla Marmolada per due mesi…
La dinamica atmosferica ci ha regalato 70 giorni “anomali” per la “nuova normalità”; quest’anno il cambio dei giacconi si è fatto molto più tardi rispetto ai recenti anni (2013 escluso) e la fioritura è in ritardo (non eccessivo in realtà, 10-20 giorni a seconda del tipo di piante, secondo MeteoSvizzera).
Adesso però c’è un cambio di rotta: dopo aver vissuto il lato freddo-umido della primavera, ora per un po’ vivremo quello caldo-secco. Sia chiaro, nessun allarmismo né avverbi, locuzioni o aggettivi personali che nulla hanno a che fare con la scienza: si apre un periodo oggettivamente stabile e piuttosto caldo per la stagione. Fin qui non c’è niente di male, avere 23-25° in aprile è considerato oramai normale (lo era un po’ meno qualche decennio fa, ma pur sempre accettabile anche all’epoca, sebbene molto più occasionale): il problema sorge quando tali valori termici si protraggono per tanto tempo, e ciò è uno scenario visto e rivisto, spesso sfociato in eccessi termici esagerati (oltre i 3° su scala mensile!).


Media ensemble per Milano: evidente la lunghissima fase caldo-secca in arrivo.


Il mio augurio è che dopo questa lunga fase stabile e molto mite, ritornino un po’ di piogge e variabilità; se sarà così, allora 7-10 giorni con temperature più calde sono contemplate, se invece si aprirà una fase marcatamente stabile sussisteranno (alla lunga) i soliti problemi, molto probabilmente non al livello del 2017 ma pur sempre presenti (ricordo che la siccità sui 12 e 24 mesi non è ancora del tutto debellata).
Un’ultima considerazione: capisco la gioia nel vedere tanta mitezza dopo tantissime giornate grigie e uggiose, ma proviamo a proiettare tale anomalia a luglio o agosto. La penseremmo ancora così?

martedì 30 gennaio 2018

Nebbie e inversioni termiche: quando la Pianura Padana si auto-produce il freddo

Le alte pressioni invernali ben strutturate sono spesso sinonimo di nebbie fitte e persistenti sul catino padano e nei fondovalle del Centro Italia. 

L’immagine qui sopra riprodotta, a cura della NASA Eosdis Worldview SAT MODIS (ritagliata da me), rappresenta appieno questa teoria.
Vi faccio notare lo stato nevoso delle nostre catene montuose: le Alpi sono ottimamente innevate ma solo a quote (troppo) alte, causa i continui fronti da O/NO che hanno impattato la barriera alpina nel mese di gennaio (e che hanno originato frequenti episodi di venti di caduta responsabili di temperature sovente primaverili). Gli Appennini,invece, causa flussi perturbati troppo settentrionali, hanno un deficit nivometrico importante (addirittura si nota la copertura nevosa quasi del tutto assente, a parte locali eccezioni tra lo spartiacque tosco-emiliano).


A testimonianza di ciò, vi propongo una foto scattata ieri 29 gennaio alle ore 14.00 circa nelle campagne a sud di Milano: la visibilità era di circa 100 metri e la temperatura di circa +4°C, più bassa della Grigna (2.410 mslm): insomma se il freddo sinottico latita, la Pianura Padana riesce sempre ad “auto-prodursi” il freddo locale.

mercoledì 10 gennaio 2018

TEMPORALI A GENNAIO NEL NORD ITALIA: UN EPISODIO ECCEZIONALE.

Nottata veramente insolita quella tra l’8 e il 9 gennaio: una particolare configurazione sciroccale, con una vasta ara ciclonica a ovest del Mar Ligure, ha consentito una imponente risalita di aria molto mite dal Nord-Africa, con umidità alle stelle e punti di rugiada insoliti (ovviamente per la stagione); in serata, al sopraggiungere di refoli di aria (relativamente) fredda e più secca da est, si è originato un vero e proprio sistema multicellulare di rovesci e temporali, che ha coperto un’area vastissima (si vedano la figura sotto).


Figura 1: tappeto di fulmini la sera dell'8 gennaio (BlitzOrtung): intensità ed estensione davvero fuori media.


Di seguito tutte le anomalie di questo evento (e sottolineo che la sua eccezionalità sta proprio che sono state tutte insieme e tutte inusuali per il mese di gennaio, RIFERITE AL NORD ITALIA).

     1)      Minime esagerate di 9-11° (a fronte di medie tra -1 e -3)
     2)      Dew Point -se possibile- ancora più esagerati, 9-13° (si vedano le figure)
     3)      Gradiente barico importante che ha originato raffiche di scirocco veramente inusuali per la Lombardia
     4)      Aria ricchissima di polveri sahariane che ha ulteriormente contribuito all’originarsi delle scariche temporalesche

Tutte queste situazioni hanno portato a un vero e proprio festival di temporali, con valori di 11° a mezzanotte, sotto intense raffiche di vento e con varie aree soggette a grandinate.
Colpa del riscaldamento globale? Un solo episodio non è imputabile, ma una lunga serie di episodi sì.

Concludo dicendo che un fenomeno simile è del tutto nuovo e l’unico termine di paragone è col gennaio 2007: vedere al tempo stesso anomalie termiche di 8°, del dew point di 12° e un tappeto di fulmini degno del mese di maggio è un evento su cui riflettere…




Figura 2: raffiche di scirocco davvero notevoli per la stagione e per la regione (CML)



Figura 3: valori insani di dew point (13°), tipici di giugno (CML).



Figura 4: tappeto di fulmini dall'estensione veramente inusuale per gennaio (BlitzOrtung).



Figura 5: intensità pluviometriche puntuali degne dei temporali estivi. RR di 250-300 mm/h è un valore che non ha alcuna attinenza con l'inverno in Lombardia. 



Davide Santini

giovedì 28 dicembre 2017

Quando ci si dimentica che dicembre è un mese invernale...

In questi giorni spopolano nei mezzi di comunicazione di massa le locuzioni improprie di gelo intenso, sciabolata artica, aria polare ecc.
La verità è che per una volta dicembre ha fatto...dicembre! Anche se le anomalie in alcune aree del Nord sono negative di circa 1°, questo mese ha finalmente avuto i connotati tipici del primo mese invernale.
Attenzione però a non cadere nell'opposto, ovvero nella banalizzazione fohn = inverno del piffero oppure anticiclone = primavera. Gli anticicloni HANNO FATTO SEMPRE PARTE del nostro clima, anche nel'800. La differenza con allora è che erano molto più frequenti le ondate di gelo (quelle vere...!), mentre oggi sono una rarità; vengono addirittura scambiate per tali delle semplici saccature colme di aria fredda, che portano momentaneamente le temperature sotto media.


Geopotenziale 500hPa a cura di Meteociel: una configurazione simile non è "ondata di gelo intenso", ma una tipica ondulazione invernale. Dovremmo preoccuparci se non ne vedessimo neanche una in dicembre (vedi l'anno scorso)

Ci tengo a precisare che era normale anche allora avere OCCASIONALI punte di 10-12° in Pianura Padana anche in pieno inverno: non dobbiamo pensare che 150 anni fa gli inverni fossero come oggi in Bielorussia (dove ci sono in media 25 giornate di ghiaccio su 31 in gennaio). All'epoca erano presenti sia saccature, sia anticicloni, solo che oggi questi ultimi sono più presenti (e più caldi) che all'epoca.



Immagine presa dalla pagina Facebook "Serenissima Meteo", origine sito www.rifuginrete.com: la foto della webcam è stata scattata più o meno nello stesso periodo dell'anno, a sinistra l'inverno passato, a destra in questo inverno. Per i media quella di sinistra sarebbe normale e quello a destra "inverno gelido"; io invece dico che quella a sinistra è uno scempio e quello a destra è inverno alpino.





lunedì 6 novembre 2017

Quando i cieli autunnali stupiscono...

Autunno sinonimo di cieli grigi e anonimi? Non sempre!

Ecco un esempio lampante di come particolari condizioni meteorologiche possano originare contrasti cromatici davvero suggestivi.

Oggi, nonostante diversi impegni di lavoro, ho portato con me l’attrezzatura professionale e ho scattato un bel po’ di foto: ne propongo due.

La domanda che sorge spontanea è: come facevo a sapere che oggi, giornata “pessima” per molti, poteva regalarmi dei bei cieli, tanto da portare con me la fotocamera in giro?

La risposta è che le condizioni meteo vigenti, ovvero goccia fredda ben strutturata, nucleo molto freddo in quota e ritornante odierna (unito alla tramontana di stanotte) hanno ripulito l’aria in maniera ottimale, spazzando via numerosi agenti chimici più o meno antropici, foschia, caligine e nuclei di condensazione, donando un’atmosfera pulita e cristallina (tra un rovescio e l’altro). 

Il risultato è sintetizzato nelle due foto.





Le due immagini mostrano il Gruppo delle Grigne, il Resegone e il Pizzo dei Tre Signori visti da Milano sud, questa mattina attorno alle 10: distano 70-120 km e si vedevano nitidissime. In questo caso la visibilità superava di gran lunga i 200 km, poi è intervenuta la ritornante da S/SE, portando un nuovo carico di piogge e la visibilità è calata a qualche chilometro…

Le foto sono state scattate con una fotocamera professionale in modalità manuale, ho calibrato io esposimetro e apertura diaframma. Sarebbero venute così bene anche in modalità automatico? Sì ma...puntando correttamente il mirino (cercando il soggetto che si vuole enfatizzare). Sarebbero venute bene anche con un cellulare? ASSOLUTAMENTE NO; nessun telefono (neanche i più costosi) hanno fotocamere che rendono così, servono comunque a immortalare soggetti meteorologici, ma non danno la nitidezza, il contrasto e la cromatura delle suddette foto. Per avere scatti di qualità, serve innanzitutto un buon modello di fotocamera (reflex, bridge) e un po' di conoscenza nel campo della fotografia (anche se non mi addentro troppo nelle tecniche fotografiche).

Vi sono piaciute le foto? Vi invito a seguire la mia pagina personale (link qui sotto), dove tratto di meteorologia e fotografia, con un tocco di personalità, oltre a consigliarvi quando ci sono le condizioni meteo ottimali per scattare foto di qualità.




lunedì 30 ottobre 2017

REPORTAGE DEGLI INCENDI AL CAMPO DEI FIORI DI VARESE


Questo weekend sono stato in Zona Laghi a documentare la drammatica situazione degli incendi. Un compito che non avrei mai voluto vedere e che stupisce ancor di più se pensiamo che dovremmo essere nel periodo più piovoso dell’anno.
Le foto sono state scattate da me in data 29 ottobre tra i comuni di Azzate, Albizzate, Bodio, Galliate Lombardo e Cazzago Brabbia.



Un paio di considerazioni.
La prima è di natura climatica: è vero che non è la prima siccità presente in territorio italiano, né l’unica dell’autunno, ma è altresì vero che difficilmente si può far peggio del 2017 in termini di disponibilità di acqua da nord a sud. Un’annata veramente nera che continua a far parlare di sé, dopo un inverno secco, la terza primavera più secca di sempre, un’estate rovente e un mese di ottobre da annali per la secchezza (con davvero pochi eguali nella storia del clima italiano): dovesse fare un inverno piovoso i danni sarebbero comunque notevoli anche nel 2018. Viceversa, se dovesse prolungare questo status anche nell’inverno sarà un grosso problema la disponibilità idrica nell’estate 2018, visto l’inequivocabile trend termico del nostro semestre estivo.

La seconda considerazione è politico-economica. Ma vogliamo fare sta benedetta prevenzione? Lo so, sono un provocatore, ma anziché buttare soldi pubblici in mille cose inutili (grandi infrastrutture dubbie, opere incompiute, nuovi centro commerciali, sprechi di denaro ecc.), potremmo incentivare la prevenzione, a cominciare dalle scuole, agli enti locali e provinciali. Come? Ecco alcuni esempi: investire su manutenzione boschi, promuovere opere di conservazione dell’acqua (queste sì utili!) che permettano di mantenere riserve idriche per anni infausti come questo, investire su impianti idrici efficienti, aumentare sensibilmente stipendi e forniture delle forze di pubblica sicurezza, tutelare di più parchi e boschi, inasprire pesantemente le pene per chi provoca incendi dolosi (anni di galera e costo di risanamento a carico del criminale). 
La politica e le amministrazioni DEVONO pensarci, anziché rimpallarsi spesso le colpe come sovente accade.
Un grazie sentito va a chi rischia costantemente la vita, alle forze dell’ordine, ai volontari e a tutti quelli che sono riusciti in tempo a fermare il nuovo divampare di incendi (ricordo che il Centro Geofisico Prealpino rischiava di essere coinvolto).



Cosa possiamo fare tutti nel nostro piccolo? Piantare un albero, io l’ho già fatto diverse volte, non costa nulla ed è un piccolo modo per contribuire a dare nuova vita.

Se tutti gli abitanti della Terra piantassero anche un solo albero in un anno (ripeto, uno solo in un anno) e li mettessimo a 5 metri di distanza l’un l’altro, avremmo ogni anno circa 175000 km2 di foreste nuove, metà Italia per intenderci. Pensiamoci.










mercoledì 18 ottobre 2017

ALPI SPOGLIE DI NEVE: UN RAFFRONTO TRA 2010 E 2017

Un confronto agghiacciante (e non è un gioco di parole): le due foto, messe a confronto da me e prese cortesemente da NASA Eosdis Worldview SAT MODIS (colori reali) dimostrano lo stato pietoso delle riserve nevose delle nostre Alpi.
Siccità continua, estate caldissima, mesi secchi e soleggiati: ecco le conseguenze.
Le due foto sono della seconda metà di ottobre del 2010 (sopra) e della seconda metà di ottobre 2017 (sotto).
Non penso servano ulteriori parole. Commentate pure voi.



Gentili Utenti: siete stati tantissimi a commentarmi e a visualizzare questo articolo. Vi invito a seguirmi nella mia pagina Facebook dove tratto simultaneamente di meteorologia e fotografia.



domenica 1 ottobre 2017

ANNO IDROLOGICO 2017: UN ANNO NERO PER (QUASI) TUTTA ITALIA

Il giorno 30 settembre s’è concluso l’anno idrologico 2017: ricordo che, dal punto di vista temporale, si intende il periodo che va dal 1° ottobre fino al 30 settembre dell’anno successivo, proprio perché si tende a far iniziare quando ci sono (o ci dovrebbero!) essere grandi piogge e si conclude con la fine del periodo di ablazione dei ghiacciai.


Paesaggio a cui siamo sempre più abituati in estate (e che forse vivremo ancora di più in futuro): foto riferita alla Sardegna, giugno 2017 (cortesia AmbienteInforma SNPA)



Tutti noi ci siamo accorti della severa siccità occorsa nell’estate 2017, la quale, a parte locali eccezioni alpine, ha interessato tutto lo Stivale, con conseguenze serie su colture e aridità dei terreni. Pochi, però, ricordano che il vero problema di quest’anno non è stata l’estate, o meglio non è stato l’unico problema. La siccità del 2017 non è nata affatto in estate, bensì in inverno. Lo scorso inverno, infatti, c’è stata una gravissima penuria d’acqua, che è arrivata a un impressionante -95% su DUE MESI (dicembre e gennaio) su vastissime aree italiane, soprattutto del Nord Ovest. La primavera è stata anch’essa piuttosto siccitosa e soprattutto estremamente soleggiata: queste due caratteristiche hanno inciso tantissimo già sulla disponibilità idrica. Se poi ci mettiamo la seconda estate più calda di sempre a livello italiano…ecco che la frittata è fatta!




Precipitazione cumulata nell'anno idrologico 2017 (estremamente arido) in relazione al 2009 (estremamente piovoso) per un'area comprendente parte delle province di Parma e Piacenza (cortesia ArpaEMR): 467 mm caduti nell'area in questione contro gli 853 della media. Stiamo parlando di 386 mm di deficit su un anno: è un valore enorme? Seguitemi nel mio ragionamento: se prendiamo un deficit analogo su un'area grande come l'Emilia Romagna (22453 km2) e 1 mm equivale a 1 l/m2 (un litro su metro quadro, purtroppo questo sito non ha notazione scientifica), il deficit idrico della regione è di 22453 * 10^6 * 386 = 8.7 * 10^12, ovvero sono mancati circa NOVE MILA MILIARDI DI LITRI DI ACQUA: decidete voi l'aggettivo giusto).




Inoltre l’anno idrologico 2017 è stato il terzo consecutivo senza abbondanza di precipitazioni; 2015 e 2016 infatti erano stati leggermente sotto media, mentre quest’ultimo è stato estremamente secco.

Una considerazione importante: in riferimento alle regioni settentrionali, stiamo vivendo un cambiamento del regime precipitativo, con un mese estremamente piovoso alternato a tanti mesi altrettanto secchi. L’esempio dell’anno 2017 idrologico è lampante: ottobre e soprattutto novembre 2016 piovosissimi, dicembre e gennaio aridi, primavera secchissima con quasi tutte le piogge concentrate in 20 giorni a cavallo di aprile e maggio, estate arida con rapidi impulsi ricchi di nubifragi, settembre di nuovo piovosissimo (anche se non per tutti): un clima così era tipico del meridione qualche decennio fa e ora fa parte anche del settentrione, un migliaio di km più a nord. Chi ha orecchie per intendere intenda.

Se hai apprezzato questo articolo puoi seguirmi tramite il box qui sotto oppure condividerlo.

mercoledì 27 settembre 2017

SUNSETS

Hi to all,
I show you two sunsets taken in last summer.
They represent Alps in particular chromatic conditions.
If you like my photos, you can follow me, I will update new sunsets little by little.
Enjoy it.











martedì 26 settembre 2017

FOTOGRAFIE PAESAGGISTICHE DI DAVIDE SANTINI




Buongiorno a tutti, da un po' di tempo a questa parte ho deciso di dare un taglio molto più fotografico al mio sito: le foto che pubblico ovviamente hanno sempre a che fare con la meteorologia, ma voglio dare un tocco di personalità ai miei post: non scriverò più, almeno per ora (causa tempo e lavoro) articoli di meteorologia, mentre pubblicherò sovente foto adeguatamente commentate.





vi invito a visionare le mie foto e a commentarle (anche le critiche costruttive saranno ben accette).

Intanto vi propongo questo "assaggio": buona visione!



FOTO 1: SUPERCELLA DEL 5 GIUGNO 2017





FOTO 2: FESTIVAL TEMPORALESCO NOTTURNO PRESO DALLA MIA TERRAZZA UN PAIO DI SETTIMANE FA




FOTO 3: CORRENTI SETTENTRIONALI IN CIMA AL COLLE SAN VIGILIO (BERGAMO)




FOTO 4: PANORAMA TERSO INVERNALE COL CONTRASTO CITTA' - CAMPAGNA - MONTAGNE





domenica 9 luglio 2017

GIUGNO 2017: ANCORA UNA VOLTA UN MESE DALLE CARATTERISTICHE ESTREME

Il mese di giugno è stato, in buona parte del Nord Italia, il secondo più caldo di sempre, secondo (seppur molto distante) solo al 2003. La causa va cercata nelle continue risalite del promontorio africano, che ha portato una ventina di giorni con anomalie veramente impressionanti. Nonostante non si sia battuto alcun record termico, quest’anno ha giocato molto il perdurare di tali situazioni di blocco: ancora una volta hanno pesato non tanto i singoli picchi (benché alti!) ma l’ampiezza di tale anomalia nel tempo.



Supercella fotografata da me il 5 giugno: il mese è stato temporalesco su Milano e mi ha offerto notevoli spettacoli.


Guardando “al mio orticello” (Milano sud), la massima del mese è stata 34.2°C, valore non certo strabiliante, visto che è stato superato nei mesi di giugno 2012, 2013, 2014 e con ogni probabilità anche nei caldi mesi di giugno 1881, 1935, 1982, 1996 e 2003 (ho spulciato i dati di Brera, Varese e località limitrofe): stesso discorso per le minime, il valore di 24.4°C, benché altissimo, è stato anche qui superato diverse volte (25.3°C la minima più alta nel 2013!).

Ciò che impressiona, invece, è la persistenza di condizioni di stabilità sub-tropicale: lasciando stare il caso fuori scala del 2003, nel secondo insieme di anni proposto sopra i picchi sono stati più alti ma molto meno duraturi: in altre parole, nel mese di giugno si sono superati anche i 37°C, ma in maniera estremamente occasionale e breve. In questo 2017 le massime >30°C sono state ben 14, un valore decisamente elevato per il mese, dove per decenni è stato una rarità superarli (e quando accadeva si superavano 3-5 giorni): da quanto tengo nota dei dati (2010) tutti i mesi di giugno hanno avuto almeno un superamento, mentre ci sono stati anni (’60-’70, ma anche nel 1800) dove le massime mensili non superavano i 27-28°C!

Il capitolo piogge invece è, se possibile, ancora più bizzarro: la Lombardia occidentale ha concluso un mese piovosissimo (accumuli di 250-500 mm in zona laghi!), ma anche Milano sud ha accumulato ben 104.2 mm, valore che rende il mese “piovoso” (la media è 69): non si può neanche dire che siano stati estremamente mal-distribuiti, poiché i giorni di pioggia sono stati 7, con altrettanti episodi temporaleschi (ovvero in perfetta media, sebbene concentrati a inizio e fine mese). Eppure si è sentito dire di una siccità gravissima: il punto è che la Lombardia occidentale (e annesso Alto Piemonte e VDA) sono stati un’isola felice, con accumuli importanti e prati quasi sempre verdi. Tutto un altro clima dal Pavese in giù, con crisi idrica veramente preoccupante, calmierata solo in parte dai temporali di fine mese (siccità drammatica, in particolare, per buona parte del centro-sud).

Per concludere, si ripete la solfa del mese di aprile (siveda QUI): giugno 2017 è stato (per le mie lande) caldissimo, soleggiatissimo e piuttosto piovoso. Bizzarrie da riscaldamento globale.




Punti di rugiada tipici del Bangladesh (27°C!!) il giorno 24 giugno, il più caldo (e insopportabile) del mese (fonte CML).



Gli accumuli finali per la Lombarda: valori altissimi (fin oltre 500 mm!), che fanno specie in confronto alla siccità che sta vivendo il paese. Che il GW possa mettere a contatto aree dai valori pluviometrici diametralmente opposti?

martedì 20 giugno 2017

L’USCITA DEGLI STATI UNITI DAGLI ACCORDI DI PARIGI: CONSIDERAZIONI E CONSEGUENZE

La notizia dell’uscita degli USA dalla COP21 ha fatto in fretta il giro del mondo la sera del 1° giugno. Questa scelta, scellerata e incomprensibile, dimostra -ancora una volta- quanto a certi potenti siano a cuore la ricchezza e il consumo di risorse invece del benessere delle generazioni future. Un’amministrazione di un Paese così rilevante a livello mondiale che taglia fondi a NASA, ricerca climatica, sanità e aumenta finanziamenti agli armamenti la dice lunga…


Premetto e ribadisco ancora una volta che il global warming c’è ed è quasi tutta colpa nostra: evitare per favore commenti contrari, perché il GW non è un “credo religioso” ma un dato di fatto, continuamente dimostrato da fior fior di articoli internazionali frutto dei più avanzati studi ed Enti di Ricerca a livello mondiale; l’immagine sotto parla da sola.



Anomalia media globale dal 1880 a oggi: non servono commenti.


Dato per certo il GW e date per certe le colpe della società consumistica, il fulcro del mio articolo è: cosa si può DAVVERO fare per LIMITARE il riscaldamento globale? N.B.: ho usato il verbo limitare e non fermare, poiché se anche bloccassimo del tutto ogni tipo di immissione di CO2 e gas climalteranti avremmo i risultati fra 20-40 anni, a seconda del tempo di residenza del gas immesso.
Ho letto sulla mia pagina personale tantissimi commenti contro l’uscita degli USA dalla COP21 (e ciò mi fa piacere) ma chiedo a costoro: cosa fate davvero per dimostrare la vostra contrarietà? È un mero controsenso accusare gli USA di un gesto scellerato se poi si è i primi a consumare risorse, far male la raccolta differenziata, comprare le noci dal Cile o le pere dall’Australia, acquistare SUV, viaggiare sempre in aereo o usare il condizionatore a 24° in casa (o anche meno!). Facendo così si predica bene e razzola male, poiché da un lato si critica il modello consumistico degli USA, ma dall’altro lo si adotta nella vita quotidiana perché ci fa comodo.
Il cambiamento del nostro stile di vita deve partire da OGNUNO DI NOI, a prescindere da ciò che fanno i potenti. Certo, se questi ultimi avessero un po’ di buon senso non sarebbe male, ma la realtà è diversa, pertanto -poiché non si vive nel mondo delle favole- si deve cominciare a cambiare stile di vita, più sobrio e meno consumistico, senza rinunciare in alcun modo al nostro (ALTO) livello di benessere: visto che ci siamo già giocati oltre 1.5°C dall’era pre-industriale, la COP21 ci dice che non possiamo più permetterci di vivere consumando così tanto, ma anzi servono scelte drastiche.
Non aspettiamo il Mago Merlino di turno che promette di risolvere i problemi futuri ma incentiva cementificazione o industrie ad alto impatti ambientale: i problemi sono qui e ora (si veda questo mese di giugno 2017) e ognuno di noi ha il dovere di dare il buon esempio. Come? Ecco una breve lista di piccoli gesti che se attuati da tutti potrebbero già far qualcosa di importante, SENZA CHE IL BENESSERE DI CIASCUNO VADA A CALARE.

1)      Impara a usare la locuzione “strettamente necessario”, qui abbreviata in “ST”
2)      Usa l’auto solo se ST, prediligi mezzi pubblici, bici, scooter elettrici e le gambe
3)      Acquista (qualsiasi cosa) solo se ST; dai una seconda vita alla roba, io non compro praticamente nulla; siamo circondati di oggetti di ogni tipo, anche inutili, non ha senso comprare ancora
4)      Riusa, ricicla, risparmia: in tempo di crisi fa bene sia all’ambiente sia al portafogli; non lamentiamoci della crisi infinita se sprechiamo soldi in cose inutili
5)      Prediligi i prodotti di stagione o a km0, evita di acquistare le noci dal Cile o le pere dall’Australia
6)      Usa l’aereo solo se ST, non serve andare nelle mete esotiche mangiasoldi per avere un mare cristallino, basta il nostro Belpaese dopo una giornata di correnti settentrionali

7)      Usa riscaldamenti e condizionamenti con parsimonia: riscaldamenti sotto i 20°C, condizionamenti sopra i 28°C (più o meno come faccio io). 

domenica 4 giugno 2017

RESILIENZA E COMPORTAMENTI IN CASO DI EVENTO ESTREMO: COME MAI SIAMO ANCORA COSI' IMPREPARATI?

Quotidianamente si vedono scene di panico di ogni tipo: eventi naturali estremi, attentati terroristici, panico tra la folla ecc. Il minimo comun denominatore di tutti questi fenomeni infausti (e di altri) è il “Non sapere cosa fare”. Già, dovrebbe essere logico pensare a un piano di salvezza per le persone in caso di grave pericolo (che sia naturale o antropico): e invece a ogni disgrazia c’è sempre qualcosa che non va. Lascio stare i casi dovuti alla follia umana a sociologi e psichiatri e mi concentro su quelli naturali: ci si chiede come mai, ogniqualvolta che c’è una disgrazia, ci scappi sempre un morto (o anche ben più di uno) che poteva essere evitato: ovviamente faccio riferimento a terremoti, alluvioni, frane, valanghe ecc.


immagine concessa da ilcambiamento.it


Il punto è che manca totalmente la cultura della resilienza e dell’agire in caso di serio pericolo: noi non siamo capaci di reagire con freddezza e in maniera corretta allorquando c’è una situazione ove non abbiamo il controllo. Tre esempi ai limiti del grottesco: il primo è stato nel tornado di Dolo e Mira del 2015 quando due imprudenti signori hanno filmano il cono tornadico a poche decine di metri, non pensando all’incredibile rischio cui sono andati incontro; il secondo quando alcune persone che, costrette a stare in tenda (il luogo più sicuro in caso di terremoto), sono schizzare fuori impaurite allorquando c’è stata un’altra scossa tellurica (non ricordo di preciso quale terremoto fosse); il terzo quando il folle di turno rimane annegato con la macchina in un sottopasso allagato dopo un nubifragio.
Questi tre esempi denotano la totale mancanza di conoscenza in caso di forte pericolo, ma io non do colpe a costoro (a parte forse il terzo caso…): permettetemi la frase scorretta che “nessuno nasce imparato”, quindi la vera colpa è di CHI (NON) CI INSEGNA, ovvero della scuola. Quest’ultima (e lo dice un docente di matematica e fisica) non insegna affatto a essere resilienti (a come adattarsi cioè a eventi estremi SEMPRE più frequenti), ma insegna una valanga di nozionismo mnemonico, pochissimo di pratico e sforna un sacco di giovani che, non sapendo fare quasi nulla (non sanno aggiustare, riparare, coltivare, adattarsi, e tra questi mi mettevo anche io!), sono obbligati a cercarsi un lavoro (spesso sotto ricatti, soprusi, orari assurdi, festività annullate e altro) perché sono obbligati a comprare tutto. Se invece la scuola insegnasse un po’ meno astrattismo e nozionismo e un po’ più di manualità e resilienza ne gioveremmo tutti. In fondo, la cultura uno se la può fare crescendo: chi di voi a 15 anni amava alla follia le tediose interrogazioni sulle frasi manzoniane o dantesche (nulla togliendo a due signori che hanno fatto la storia della letteratura) oppure alle (pressochè) inutili dimostrazioni di formule e teoremi?
Una maggiore preparazione nei casi estremi nonché una maggiore conoscenza ambientale sono argomenti fondamentali, poiché in caso di emergenza si salva chi agisce correttamente con freddezza e razionalità.
Sia chiaro, ogni materia scolastica ha la sua indubbia utilità, ma argomenti come etica ambientale, economia ambientale e territoriale, geologia ecc. dovrebbero avere un ruolo PRIMARIO nell’istruzione, a tutti i livelli e in tutti gli indirizzi scolastici.

A proposito di detti, io rivedrei un po’ l’aforisma “un popolo ignorante è più facile da governare”, o meglio lo rigirerei dicendo “non è detto che un popolo istruito faccia scelte sagge e resilienti”: chiedere agli Stati Uniti per conferma (paese di indubbia egemonia mondiale, in cima a tutti i ranking per eccellenze in ogni tipo, mito mondiale di benessere, con le università più avanzate e una bassissima disoccupazione).

mercoledì 10 maggio 2017

APRILE 2017: UN MESE DAI CONNOTATI ESTREMI

Aprile 2017 verrà ricordato come uno dei mesi più bizzarri degli ultimi anni: una delle possibili conseguenze del riscaldamento globale (come spiegato QUI) è l’estremizzazione dei fenomeni, nonché il rafforzamento delle situazioni di blocco.
Dopo una prima parte del mese con discreta instabilità, nell'area milanese vi è stata una lunghissima fase stabile (insolita per il mese, ma sempre meno insolita per la “nuova normalità”), con 10 giorni consecutivi praticamente a eliofania totale e completa assenza di qualsiasi fenomeno precipitativo.  Nei primi 15 giorni aprile ha accumulato un’anomalia veramente esagerata (quantificabile in circa 4°C), difficilissima da riassorbire. Infatti, nonostante la doppia fase fredda (veramente fredda se consideriamo gli anni 2000, non eccezionale se consideriamo il XX secolo) il mese ha chiuso con 1.87°C sopra media, quindi come mese “Molto caldo”: ancora una volta il GW ci insegna che ci possono essere fasi di freddo anche intenso per la stagione, ma sempre più corte e limitate arealmente rispetto alle anomalie calde; il problema è che le prime fanno notizia (gelo in pianura, nevicate forti a quote basse ecc.), le seconde no (avete mai sentito di articoli giornalistici che a inizio mese parlavano di “caldo fuori stagione”?)


Capitolo piogge: mese estremo, 107 mm accumulati (quindi in surplus del 30%), ma estremamente mal distribuiti, ben 80 mm in sole 36 ore e una fase di 22 giorni senza piogge!

Alcune considerazioni e curiosità di questo mese bizzarro
1)      Diverse stazioni della Pianura padana hanno superato i 26°C nella prima decade senza effetto favonico: questo fatto è accaduto solo nel 2007 e nel 2011. In altre parole, prima del 2007 non si era mai verificato in 200 anni.
2)      Alcune stazioni del Piemonte (dati ArpaPiemonte) hanno avuto minime negative in dicembre, gennaio e…fine aprile!
3)      Diverse località del Friuli (dati OSMER) hanno avuto dei cumulati veramente monsonici, con 550 mm in 72 ore! È vero che queste stazioni superano i 3000 mm annui, ma accumuli simili in così poco tempo sono veramente eccezionali, soprattutto se consideriamo che le prime due decadi sono state quasi del tutto asciutte.
4)      Varese Nord ha ricevuto la neve nella mattina del 28 aprile (!), non accadeva da decenni alle porte di maggio, sebbene questo fenomeno non sia paragonabile all’episodio dell’aprile 1991. Per la suddetta città è la nevicata più tardiva della sua storia recente, eppure il mese ha chiuso oltre 2°C più caldo.

Capitolo sole: il mese è stato estremamente soleggiato -ben 9 ore di eliofania media!-, un valore simile al mese di luglio, nonché una umidità relativa mensile di soli 59% (la media di aprile è 76% e in un paio di giorni ci sono stati valori veramente estremi di 2-3-4%!!).

Una curiosità per concludere l’articolo: molte persone potrebbero pensare che questo mese di aprile 2017 sarà ricordato per il gelo tardivo o per le piogge severe e concentrate in pochi giorni. Queste due caratteristiche non sono -secondo me- insolite, basti pensare che le gelate tardive accadono sovente in primavera, oppure i mesi di novembre 2011 e settembre 2016 hanno ricevuto la quasi totalità delle piogge mensili in poche ore.

Secondo me la vera caratteristica insolita anche per gli anni 2000 è includere contemporaneamente un mese molto caldo con gelate intense tardive, un mese molto piovoso con piogge concentrate in 48 ore e al tempo stesso arido e con soleggiamento estremo. Sembrano una serie di contraddizioni eppure i dati oggettivamente dicono questo: aprile 2017 ha avuto localmente le gelate più tardive da decenni eppure è stato molto caldo, è stato altresì soleggiatissimo, arido e piuttosto piovoso. Che la “nuova normalità” sforni mesi sempre più estremi in un futuro non tanto remoto?



Umidità veramente estreme (2-3%!!) il giorno 20 aprile (cortesia CML).



Punti di rugiada veramente estremi per le nostre latitudini.




Freddo intenso (per la stagione) all'alba del 19 aprile nell'alessandrino.





Piogge monsoniche (fonte OSMER) sul Friuli: 562.6 mm in 72 ore, non molto diverso dai cumulati del Bangladesh